Chi ha paura del Tavernello? La comunicazione di un vino che non smette più di crescere (+10% nel 2020)

Quando si pensa al Tavernello la prima cosa che viene in mente è il classico cartone, con il tappo in plastica. E… fine. Come se tutto fosse riconducibile a così poco.

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Ma il mondo che si cela dietro a questo brand, di proprietà della Caviro, una delle più grandi cooperative vitivinicole italiane, è molto più complesso e curioso, per cui soffermatevi per un attimo a leggere l’articolo, per approfondire, sul vino italiano più venduto.

A prova di Covid

Per cominciare, Tavernello non ha accusato della Pandemia del 2020, fatto che ha messo in ginocchio l’economia legata al mondo vitivinicolo, ma, partendo da un investimento di 24,5 milioni, ha fatturato un 10% in più rispetto all’anno prima, con quasi un milione di euro al giorno, ovvero 362, in barba al Covid19.

Nel 2020 la vendita dei Brick ovvero il vino in cartone è aumentato del 4,2%, il risparmio sul prezzo delle bottiglie di vetro, fa si che sia possibile investire di più nella qualità delle uve e nella produzione del vino, secondo Andrea Gori (il noto Sommelier informatico che ha prestato il suo volto per la campagna di comunicazione del Tavernello).

Tra i vari investimenti del gruppo Caviro, c’è stato quello di chiamare a raccontare il Tavernello, tre dei più famosi Sommelier Italiani, ovvero Andrea Gori, Alessandro Pipero e Luca Gardini, e il re della comicità no sense in salsa italiana Maccio Capatonda.

Nello specifico, il perno comunicativo su cui ruota lo spot, dichiaratamente promozionale, è la convinzione che anche dietro l’approccio alla degustazione vinicola esistono degli schemi e delle sovrastrutture mentali che creano barriere.

Già il fatto che l’operazione sia servita a far parlare la pentola della stampa specializzata che bolle e ribolle con i suoi suoni meravigliosi, anche messi in muto dalla situazione di semi lockdown, testimonia che il “basta che se ne parli” ha funzionato. Non ci sono eventi in presenza dedicati al vino e quindi anche pochi spazi di confronto. Ma ai tempi dello spot (siamo a settembre 2020. ndr) con Maccio, il polverone è stato immenso anche forte dell’impressionante quantità di visualizzazioni ottenute, solo sul canale YouTube di FanPage.

Questo lo spot con Maccio Capatonda, Andrea Gori, Luca Gardini e Alessandro Pipero

Abbiamo intervistato uno dei tre sommelier ovvero Andrea Gori che ci ha parlato del mondo Tavernello, spiegandoci il perché del brick, e il perché si possa bere vino anche senza intendersene come i veri professionisti della degustazione.

Andrea Gori, noto sommelier e contributor presso testate giornalistiche specializzate è stato tra i primi a sfruttare le potenzialità di YouTube per raccontare il vino.

Guarda il Video

Spero che abbiate ascoltato attentamente le parole di Andrea perché quello è il vero contenuto dell’articolo.

Quando si parla di Tavernello, essendo uno dei pochi vini che gode del fatto di essere conosciuto da praticamente chiunque e anche ben identificato come prodotto posizionato su occasioni di consumo specifiche, l’eco rimbalza da ogni parte. Sta dunque alla sensibilità di ognuno di noi recepire l’informazione e contemplarla. Si può dunque anche vivere senza farsi prendere da istinti bassi e ridurre tutto a Tavernello si, Tavernello no.

Personalmente ritengo che tutti e tre i sommelier presenti nello spot possano portare al mondo del vino contenuti di altissimo livello divulgativo e appassionante, più che nello spot con Maccio Capatonda.

E che il settore sia ancora lontano dall’aver trovato la sua quadratura narrativa che possa essere esportabile al grande pubblico. E lo spot, pur con buone intenzioni e un’ottima realizzazione, non affronta il grande problema comunicativo di un mondo che per essere spiegato ha bisogno che l’audience padroneggi una difficilissima microlingua tecnica fatta di parole perlopiù sconosciute. Ma la strada è lunghissima e sicuramente i comunicatori del vino arriveranno a farsi capire dal grande pubblico che inizierà a capire la differenza tra un Prosecco e una Franciacorta, etc.

E dunque, speriamo che le 208mila persone che hanno visto lo spot si siano appassionati al vino e siano riusciti ad andare oltre le sovrastrutture mentali che fanno dire che il Tavernello non abbia diritto ad essere degustato, si chiama garantismo enologico.

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