5 Donne, 2 Vitigni, 1 enologo a Bolgheri, Tutto sulle Donne Fittipaldi

Si parla sempre più spesso di imprenditoria al femminile, specialmente nel settore vinicolo in cui la predominanza di risorse umane è al maschile. Nella storia moderna del vino, i nomi delle produttrici che hanno scritto la storia di alcuni territori vitivinicoli si contano sulle dita di due mani, mentre i produttori storici riempiono gli almanacchi dei wine lovers più appassionati. Ma la volontà del destino non guarda certo all’attualità, e non è una scelta dettata dalle circostanze quella di avere un team completamente al femminile quando una madre si trova con quattro figlie pronte a dare il loro contributo. Questa è la storia di donna Maria Fittipaldi Menarini, fiorentina di natura e trapiantata nella strada del vino di Bolgheri e delle sue quattro figlie Carlotta, Giulia, Serena e Valentina. Cinque donne, dunque, cinque dita di una mano che insieme compongono il pugno che gestisce dal punto di vista manageriale l’azienda che ha sede nella Tenuta la Pineta, da venti anni. Le cinque donne Fittipaldi in quel di Bolgheri, zona Ornellaia, hanno modo di sviluppare nei 10 ettari vitati dei 46 su cui si estende l’azienda la loro ricerca filosofica sul vino prodotto. E per avere un tocco di unicità hanno voluto puntare su dei vitigni particolari. Il Malbec, già presente a Bolgheri in altre realtà ed in questo caso esaltato da un clone raro bordolese selezionato dall’enologo Emiliano Falsini, e l’Orpicchio un bacca bianca autoctona praticamente scomparsa e tenuta in vita proprio da Donne Fittipaldi. Dunque vitigni che diventano vini, in un ‘Bolgheri sbagliato’, ovvero con un 60% di Malbec e 40% di Cabernet Sauvignon del DF Rosso 2020 e nel ‘Lady F’ ottenuto dal vitigno Orpicchio.


Nei dodici mesi in piccole barrique di secondo o terzo passaggio del DF Rosso vi è la ricerca del carattere che si possa distinguere sin dal primo sorso, una vibrazione che conferma la presenza di cinque palati diversi e pieni di carattere come quelli delle Donne Fittipaldi e di uno sempre teso alla ricerca dell’equilibrio materico del vino come quello di Emiliano Falsini.

Una madre con quattro figlie e un vitigno, come un figlio maschio, da accudire. Orpicchio è il suo nome, un cucciolo che da duemilacinquecento bottiglie di un fiero bianco marittimo dalla piena sapidità e il tropicale che non sfocia nell’eccesso di zucchero mantenuto fresco proprio dalla sua texture fresca e vibrante tipica della mano di Falsini.

Emiliano Falsini, Enologo

I vini si faranno conoscere per il proprio carattere: Il profumo che esce dal calice, ciò che appare, e il gusto che è dentro, ciò che è. La differenza fra forma e sostanza che ci ricorda che i valori dell’agricoltura vanno oltre la retorica, sia essa sul genere, sulle mode o sui trend come il biologico e prima di tutto ci sono le storie. Una madre, quattro figlie, le apparenze, i pregiudizi, donna Maria Fittipaldi Menarini, Carlotta, Giulia, Serena e Valentina ognuna con una vita diversa, con un passato ed una storia, unite però dalla volontà di dare dignità ad un prodotto della terra come il vino e pronte, come Elisabetta Fagioli a Sangimignano, Marilisa Allegrini in Valpolicella, Donatella Cinelli Colombini in Val d’Orcia, Angela Velenosi nel Piceno a portare nel mondo il nome di un territorio e dunque, ancor prima di parlare di sé, rappresentare in quanto imprenditrici un piccolo tassello d’Italia.

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