Cucinare l’anima, la grazia luminosa di Moreno Cedroni alla Madonnina del Pescatore

Ai confini dell’immaginario, rotto l’argine della rigidità, degli attaccamenti e delle false credenze, si trova un solco ai piedi di una cascata.


Scorre l’acqua dell’immaginazione che si riversa sul letto del fiume del piacere. Parlando di fine dining, ho fatto un’esperienza al limite della realtà, sconfinando dall’ordinario, per entrare nel magico mondo di Moreno Cedroni.

Una rottura di schemi e pareti organizzata a tal punto da rallentare le linee di scorrimento delle sabbie della clessidra del tempo che a quel tavolo sembra scorrere diversamente. Come in un sogno lucido, i piatti appaiono colorati e dalla forma astratta. Ma questa materia, di cui appunto sono fatti i sogni, è cibo vivo e nutriente. Il pesce trattato con i guanti e in grado di lasciare nel corpo una freschezza inebriante, brezza marittima. Insieme alla innumerevole quantità di erbe, fiorellini, e verdurine esaltate e non umiliate dalla cottura.


A Senigallia abbiamo un talento come poteva esser stato quello di Lewis Carroll, la folle penna di Alice, o come Daevid Allen, voce e chitarra dei Gong, oppure un ‘appeso’ dei tarocchi, o un monaco dolce di cucina  dagli occhi verdi penetranti, il sorriso pulito che con gentilezza ha preso i nostri appetiti e gli ha elevati. Moreno Cedroni e la Madonnina del Pescatore, ristorante a 2 stelle Michelin nelle Marche. Un’eccellenza del pensiero e della creatività, ancor prima del saper far cucina.

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