“Vini Migranti”, il giro del mondo del vino in 60 produttori. Dal Libano alla Toscana

Quando esisteva la cortina di ferro, il blocco anticomunista americano riteneva che al di  là del muro, da Berlino fino a Mosca esistesse una grande distesa di orfani, prostitute e radiazioni nucleari. Viceversa, i sovietici guardavano all’Occidente a stelle e strisce come il male assoluto, l’impero capitalista dissoluto.  Poi oltre alle banalità da bar con cui è stata costruita la narrazione storica, sono esistiti gli uomini. Ogni singola famiglia che ha provato dolore nel vedere la dipartita di un caro, disperse le finanze o un sacrificio bellico, è essa stessa pietra della storia. Vittime dei nostri stessi limiti pregiudiziali, la vista si annebbia e oltre le colline lo sguardo non passa.

Popolazioni in movimento, scambi di culture e contaminazioni, migrazioni. Un tema quanto mai attuale, forse non capito fino al suo midollo dalla contemporaneità. Narrazioni molto poco fedeli alla realtà e sempre e comunque inficiate dalla faziosità. E ovviamente un fenomeno così grande si è trasformato in un mappazzone.

Ma dalle migrazioni, dai movimenti dei popoli, dagli scambi, nascono alcune dei piaceri della vita attuale. Immaginate come sarebbe triste la vita con la pizza senza pomodoro, o senza i kebabbini di mezzanotte oppure più semplicemente senza vino. 

Il percorso della vite nel mondo è un viaggio interessantissimo, stratificato nelle civiltà.  Con una diffusione eterogenea fino ad una capillarità sbalorditiva. Reticolo di varietà di uvaggi e vigneti unico, adattatosi alla terra che ha ospitato questa pianta sacra. Sorella maggiore della meno fortunata pianta di Canapa.

Dalla Mesopotamia alla Grecia, passando dalla Georgia fino alla California, alle Alpi, alla Patagonia, alle coste sabbiose degli altipiani a picco di  Sardegna e di Puglia, il vino è stato coltivato, trasformato, migliorato e commercializzato. Talvolta è un motore dell’economia del territorio, talvolta l’ossessione di un singolo produttore.

Il vino è considerabile un connubio d’amore reciproco tra l’uomo e la terra.

Era necessaria una farneticazione storico romantica per parlare di Vini Migranti, un festival di incontro e degustazione di vino da tutto il mondo. Con il giusto sguardo è possibile introiettare l’entusiasmo con cui gli organizzatori hanno lanciato questa piccola boutade alle porte del feudo dei rossi (i vini) per eccellenza, Firenze.

La Toscana si  appresta a scatenare le proprie anteprime con i suoi fiori all’occhiello Brunello, Chianti Classico, Chianti, Nobile di Montepulciano, Bolgheri e tutto il microcosmo di denominazioni del Granducato, e un evento, nel suo piccolo sovversivo, apre le danze a Montelupo Fiorentino, poco fuori dal capoluogo.

Vini Migranti si svolgerà a Facto, spazio dedicato all’esposizione artistica, coworking e identità creative, a Montelupo Fiorentino in Via Guglielmo Marconi, 2, il 19 e il 20 gennaio.

Saranno presenti produttori di vino da tutto il mondo, 60 in tutto. Tra gli stand dedicati all’assaggio, oltre agli italiani che arriveranno da tutto il Bel Paese, si attendono anche i winemaker da terre lontane.

Questa idea nata è nata dalle menti di Andrea Rubbi di Enoteca L’Ortica di Bologna, Teseo Geri di Spezie Rare e Lorenzo Macinati di Solo Vino Enoteca Naturale di Roma con la partecipazione del critico enogastronomico Leonardo Romanellli.

Israele, Siria, Libano, Messico, Stati Uniti, Champagne, Cava e Ungheria come un panettone gastronomico a dimostrare che si, c’è  vino oltre la Toscana.

Il ticket di ingresso è a 10 euro, che dire… Frugatevi!

“We come from the land of the ice and snow
From the midnight sun, where the hot springs flow
The hammer of the gods
W’ell drive our ships to new lands
To fight the horde, and sing and cry
Valhalla, I am coming!”

Led Zeppelin, Immigrant Song

 

 

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